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Fenomenologia dell’ emo-adolescente

Credo che a chiunque giri senza meta e, soprattutto, senza precauzioni tra blog sconosciuti sia capitato più di una volta di imbattersi in remoti angoli di Splinder abitati da strane creature, presumibilmente adolescenti e tanto tanto tristi, che amano utilizzare il prefisso emo seguito da un qualsiasi sostantivo per formare anglicismi dal senso vagamente compiuto tipo: emo-boy, emo-girl, emo-hair, emo-shoes, emo-mianonna e via dicendo.La prima reazione di fronte a questo fenomeno è quello di constatare che probabilmente ci troviamo di fronte a una emo-pandemia vista l’alta percentuale di ragazzi e ragazze contagiati da questo nuovo emo-mal di vivere.

La seconda, automatica, è chiedersi: che l’è un emo?

La mia ricerca è partita nella maniera più semplice con un’intervista a mio fratello che alla domanda ”ma tu lo sai che cos’è un emo?” ha risposto “No! e non voglio nemmeno saperlo, però oggi una a scuola, che dice di essere emo, è scappata in cesso e si è tagliata i capelli di una ventina di centimetri perché era triste”.

La sua risposta mi ha lasciata un po’ confusa, ma poi ho scoperto che gli emo non solo si tagliano i capelli, ma quando sono infelici, ossia sempre, si tagliano pure le braccia, le gambe o qualsiasi altra parte del corpo in un’intelligente maniera di passare il tempo in spensierato autolesionismo. Perché? Perché queste curiose pratiche e il chiudersi in se stessi sarebbe l’unica maniera di reagire ad un mondo sempre più ostile e crudele. Ma il mondo era ostile e crudele anche qualche anno fa, quando era il mio turno di essere adolescente! Per questa categoria di adolescenti moderni con immensi complessi di inadeguatezza non è così, loro sono molto più emotional (e da qui il nome, credo secondo me pure dal greco εμός cioè sangue a questo punto!) di quanto lo fossimo noi, qualsiasi cosa questo significhi.

Un utile prontuario per distinguere un autentico emo da una pallida imitazione in semplici punti è il seguente:

  • L’emo tipo segue un preciso codice di vestiario in modo che chiunque lo veda possa cambiare traiettoria in tempo, prima di distruggere la sua fragile emotività con uno sguardo molesto. Il suo guardaroba si compone di Converse invecchiate, jeans comodi come delle calze contenitive, magliette aderenti probabilmente rubate dall’armadio di sua sorella, cinture borchiate e qualsiasi altro capo approvato da Aprile LaVigna.
  • L’emo tipo ha i capelli neri, tinti se la natura l’ha beffato con un improponibile biondo, lisci, passati con la piastra se la solita bastarda ha deciso per loro boccoli cherubineggianti, e con una frangia lunga sugli occhi per nascondersi dalle miserie del mondo.
  • L’emo tipo, se di sesso maschile, limona con altri emo-boys. Se donna probabilmente non limona con nessuno perché troppo impegnata a mutilarsi.
  • L’emo tipo se dotato di blog, tramite il quale condividerà la sua depressione col mondo, utilizzerà probabilmente un template nero pece, con versi dannati, angeli morti e foto delle sue Converse sgualcite come unica nota di colore. Grigio.
  • L’emo tipo provvisto di blog lancerà periodicamente l’allarme per un suo imminente suicidio. Succede, però, che spesso l’emo tipo poi non si ammazzi veramente e continui a fracassare le noci con le sue storie di ordinaria tristezza all’incauto lettore.
  • L’emo tipo è giustamente fiero di far parte di questa sub-cultura, si doterà quindi di adesivi e banner che dichiarino inequivocabilmente l’ appartenenza alla (non tanto) allegra brigata.
  • L’emo tipo ha in loop su iTunes i My Chemical Romance, i Death Cab for Cutie, i Fall Out Boy…
  • L’emo tipo si incazza come una biscia se gli dai del punk, del dark o delposer, ossia se lo accusi di essere un emo per finta. Che per essere emo veri ci vuole impegno e perseveranza e chiaramente andare in giro vestiti da tossici e con le braccia tagliuzzate e non veder riconosciuto il proprio sforzo da fastidio.

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