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Aldo Grasso: lama accuminata! Leggete un po’…

A FIL DI RETE

Il ragionier Conti non ci inganna

Ormai è il conduttore principale della principale rete televisiva italiana e non si capisce il perché.

Carlo Conti (Ansa)
Carlo Conti (Ansa)

Il nostro 2009 inizia con un perché, in un momento in cui avremmo bisogno assoluto di risposte certe e soluzioni sicure. Perché Conti, il ragionier Carlo Conti? Ormai è diventato il conduttore principale della principale rete televisiva italiana e non si capisce il perché. Persino l’ultimo dell’anno, in una fredda e dopolavoristica festa riminese, il ragionier Carlo Conti non ha smesso gli abiti impiegatizi e ha condotto «L’anno che verrà» come di solito si conduce un tram alla rimessa. (Raiuno, mercoledì, ore 21). C’erano i Pooh, c’era Cristiano Malgioglio, c’era Gloria Gaynor, c’era una marea di illustri sconosciuti, c’era, per fortuna, qualcosa di meglio da fare.

Ma a noi interessa solo la maschera dietro cui si cela il ragionier Carlo Conti, accreditato di una presunta scuola toscana che avrebbe dato i natali a campioni del calibro di Panariello, Pieraccioni, Ceccherini e altri. Perché il ragionier Carlo Conti conduce così tanti programmi, passando da «L’eredità» a «I migliori anni », a «Miss Italia»? Perché ha scalzato gente, mica cotiche, come Fabrizio Frizzi e Amadeus? Perché invece di fare il conduttore non si dedica ad altre occupazioni a lui più congeniali? Perché non passa la vita a inventare un dispositivo elettrico con campanello per avvertire quando il rubinetto è chiuso male? Alcuni pensatori sostengono che ci sono direttori di rete che si comportano come certi allenatori di calcio: non tollerano i talentuosi per non essere oscurati. Ma questa è solo un’illazione; una speculazione, in termini filosofici.

Noi che per natura non pensiamo, restiamo schiacciati dall’enigma Conti, il ragionier Carlo Conti. Si comporta come il maresciallo Cono Liscarello: si è dato la crema abbronzante, si è pettinato con cura i capelli che di solito porta dritti come stecchetti sulla testa, ma per il resto non inganna se non chi vuole essere ingannato.

Aldo Grasso
02 gennaio 2009

Cossiga si è rincoglionito totalmente? Credo di si.

Ci sono sempre stati dubbi su di lui, ma penso che probabilmente ora sarebbe da internare in manicomio.

E di certo non mi si può accusare di oltraggio a pubblico ufficiale, perchè qualsiasi Stato Democratico e Repubblicano è in grado di riconoscere in lui un delirio senile.

Io avvierei un procedimento giudiziario contro di lui, lui che Ministro dell’Interno ha scatenato scontri (a suo dire!), lui che è stato Presidente della Repubblica senza sapere cos’è una Repubblica evidentemente, lui che ora Senatore a Vita non si meriterebbe di poter parlare in pubblico, figuriamoci di sedersi negli scranni.

Vi riporto qualche frase del delirante Cossiga, giusto per farvi capire la gravità delle sue dichiarazioni.

“Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell’Interno. In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perche’ pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…

Lasciar fare gli universitariRitirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita’, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta.

Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra’ sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pieta’ e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta’, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine.”

 

MA STIAMO SCHERZANDO? DICHIARAZIONI DEL GENERE DOVREBBERO BASTANARE A FARE ANDARE IN GALERA CHIUNQUE!!!

VERGOGNA!

CHI GUIDA IL PAESE NON DOVREBBE LASCIARSI ANDARE A FRASI DEL GENERE, NE TANTOMENO PENSARLE, E METTERLE IN PRATICA POI NON NE PARLIAMO!

VERGOGNA! VERGOGNA! VERGOGNA!
 

Puzzle

PuzzleA volte mi sembra che la mia vita si un puzzle storto. Avete presente quando si vogliono incastrare due pezzi che subito sembrano adatti e invece poi si vede che l’incastro è storto? Ecco. Non so perchè, credo sia cosa comune a tutti, ma ultimamente faccio fatica a trovare i pezzi giusti e il mio puzzle è tutto imberlato!

Fulmine su Minerbe

fulmine su minerbe

Complimenti al Rinbo per questa foto molto suggestiva!

Fenomenologia dell’ emo-adolescente

Credo che a chiunque giri senza meta e, soprattutto, senza precauzioni tra blog sconosciuti sia capitato più di una volta di imbattersi in remoti angoli di Splinder abitati da strane creature, presumibilmente adolescenti e tanto tanto tristi, che amano utilizzare il prefisso emo seguito da un qualsiasi sostantivo per formare anglicismi dal senso vagamente compiuto tipo: emo-boy, emo-girl, emo-hair, emo-shoes, emo-mianonna e via dicendo.La prima reazione di fronte a questo fenomeno è quello di constatare che probabilmente ci troviamo di fronte a una emo-pandemia vista l’alta percentuale di ragazzi e ragazze contagiati da questo nuovo emo-mal di vivere.

La seconda, automatica, è chiedersi: che l’è un emo?

La mia ricerca è partita nella maniera più semplice con un’intervista a mio fratello che alla domanda ”ma tu lo sai che cos’è un emo?” ha risposto “No! e non voglio nemmeno saperlo, però oggi una a scuola, che dice di essere emo, è scappata in cesso e si è tagliata i capelli di una ventina di centimetri perché era triste”.

La sua risposta mi ha lasciata un po’ confusa, ma poi ho scoperto che gli emo non solo si tagliano i capelli, ma quando sono infelici, ossia sempre, si tagliano pure le braccia, le gambe o qualsiasi altra parte del corpo in un’intelligente maniera di passare il tempo in spensierato autolesionismo. Perché? Perché queste curiose pratiche e il chiudersi in se stessi sarebbe l’unica maniera di reagire ad un mondo sempre più ostile e crudele. Ma il mondo era ostile e crudele anche qualche anno fa, quando era il mio turno di essere adolescente! Per questa categoria di adolescenti moderni con immensi complessi di inadeguatezza non è così, loro sono molto più emotional (e da qui il nome, credo secondo me pure dal greco εμός cioè sangue a questo punto!) di quanto lo fossimo noi, qualsiasi cosa questo significhi.

Un utile prontuario per distinguere un autentico emo da una pallida imitazione in semplici punti è il seguente:

  • L’emo tipo segue un preciso codice di vestiario in modo che chiunque lo veda possa cambiare traiettoria in tempo, prima di distruggere la sua fragile emotività con uno sguardo molesto. Il suo guardaroba si compone di Converse invecchiate, jeans comodi come delle calze contenitive, magliette aderenti probabilmente rubate dall’armadio di sua sorella, cinture borchiate e qualsiasi altro capo approvato da Aprile LaVigna.
  • L’emo tipo ha i capelli neri, tinti se la natura l’ha beffato con un improponibile biondo, lisci, passati con la piastra se la solita bastarda ha deciso per loro boccoli cherubineggianti, e con una frangia lunga sugli occhi per nascondersi dalle miserie del mondo.
  • L’emo tipo, se di sesso maschile, limona con altri emo-boys. Se donna probabilmente non limona con nessuno perché troppo impegnata a mutilarsi.
  • L’emo tipo se dotato di blog, tramite il quale condividerà la sua depressione col mondo, utilizzerà probabilmente un template nero pece, con versi dannati, angeli morti e foto delle sue Converse sgualcite come unica nota di colore. Grigio.
  • L’emo tipo provvisto di blog lancerà periodicamente l’allarme per un suo imminente suicidio. Succede, però, che spesso l’emo tipo poi non si ammazzi veramente e continui a fracassare le noci con le sue storie di ordinaria tristezza all’incauto lettore.
  • L’emo tipo è giustamente fiero di far parte di questa sub-cultura, si doterà quindi di adesivi e banner che dichiarino inequivocabilmente l’ appartenenza alla (non tanto) allegra brigata.
  • L’emo tipo ha in loop su iTunes i My Chemical Romance, i Death Cab for Cutie, i Fall Out Boy…
  • L’emo tipo si incazza come una biscia se gli dai del punk, del dark o delposer, ossia se lo accusi di essere un emo per finta. Che per essere emo veri ci vuole impegno e perseveranza e chiaramente andare in giro vestiti da tossici e con le braccia tagliuzzate e non veder riconosciuto il proprio sforzo da fastidio.

Hallo che? HALLOWEEN!

 

In questi giorni sicuramente tutti ci stiamo chiedendo perchè le vetrine dei negozi sono piene di zucche, perchè la gente si traveste, perchè continuano a propinarci Halloween, questa maledetta festa targata USA!

In realtà questa festa tra le sue origini dalla celebrazione del Samhain in Scozia, Galles e Irlanda. 

Samhain altro non era che la festività dei morti in epoca pagana e cristiana, e segnalava inoltre la chiusura del raccolto e l’inizio della stagione invernale, cioè della metà scura dell’anno che durava fino a maggio.  
Poiché Samhain divideva la stagione estiva da quella autunnale, e separava l’anno in due metà, la metà scura e quella chiara, era considerato un giorno magico. Quello del Samhain, festività che poi si sarebbe evoluta in Halloween, era il giorno in cui i morti camminano fra i vivi e i segreti di presente, passato e futuro potevano essere svelati.

Ma allora, come a fatto a diventare statunitense?

Semplice! Quando gli immigrati europei, in particolare gli irlandesi, arrivarono in America importarono anche Halloween e le varie tradizioni ad essa legate. Così le credenze e i costumi degli europei si mescolarono e una nuova versione, tutta americana, di Halloween iniziò a emergere. I primi festeggiamenti includevano i play parties: eventi tenuti per celebrare il raccolto, dove i vicini di casa si auguravano fortuna, si raccontavano storie di morte e di fantasmi, ballavano e cantavano.  Nella seconda metà del diciannovesimo secolo la festa di Halloween si diffuse a livello nazionale. I bambini iniziarono ad andare di casa in casa a chiedere cibo o denaro: una pratica che poi probabilmente si è evoluta nell’attuale tradizione del “dolcetto o scherzetto“. Le giovani donne, invece, credevano che ad Halloween si potessero indovinare le fattezze o il nome del futuro marito, attraverso dei riti con filo, mele sbucciate o specchi.

 

AC/DC

l video di «Rock ‘n’ Roll Train» è il primo della storia del rock (ma forse non solo!) ad essere realizzato su un foglio di calcolo Excel.

Lo sfondo è quello di Excel, ma al posto di numeri e grafici ci sono immagini in movimento e schitarrate a tutto volume. No, non si tratta di un virus che sta infettando i computer. È soltanto il nuovo video degli Ac/Dc. Un file con la classica estensione .xls che si può scaricare dal sito ufficiale della band. Le note sono quelle di «Rock ‘n’ Roll Train», primo singolo estratto da «Black Ice», l’album che segna il ritorno sulle scene della band australiana dopo otto anni di silenzio. La «Highway to Hell» cantata dagli Ac/Dc nel 1980 diventa così «Highway to Excel» con una trovata che tra blog e forum sta riscuotendo il consenso dei fan.

IL CODICE ASCII - La tecnica utilizzata per la realizzazione del video è la cosiddetta «Ascii Art». Consiste nel creare figure combinando i 95 caratteri del codice Ascii. Il risultato? Sono i fratelli Angus e Malcom Young che suonano mentre sullo sfondo scorrono i binari del treno. Chi non riuscisse a vedere le immagini (funziona soltanto con il software del pacchetto Office e occorre abilitare le Macro) può rifarsi con il video su YouTube. Un passo avanti notevole per un gruppo che fino a oggi è riuscito a vendere milioni di copie ignorando praticamente l’esistenza della Rete. Soltanto negli Usa la band ha venduto negli ultimi 5 anni più di 1,3 milioni di cd. Non male considerata la situazione del mercato discografico e soprattutto il fatto che dal 2000 i rocker australiani non pubblicavano nuovi brani. Il catalogo degli Ac/Dc, come faceva notare il New York Times qualche settimana fa, è uno dei pochi a non essere ancora stato riproposto in mp3.

Vi segnalo…

questo sito, forse la lingua non sarà famigliare, però le foto sono molto belle!

In giro si dice di no…

In giro si dice di no. Si dice che al giorno d’oggi le opportunità sono pari. Non c’è più discruiminazione tra uomo e donna.

E quel che è peggio è che sono le donne a dirlo. Le più giovani. 

Non lo so, forse è perchè come tutte le cose, quando si parla troppo di una cosa, si rischia di farlo banalmente, e quindi quelli che ne sentono parlare tendono a sminuirla o negarla.  Forse è per questo. O perchè le fondazioni profemminismo invece che ragionare sulle cose serie, si perdono a fare proposte inutili e inconsistenti al parlamento per scrivere nei documenti “sindaco” e “sindaca”, “assessore” e “assessora” etc etc. 

Non sono queste le cose che ci servono. Non sono queste che cambiano la mentalità.

E’ il mondo del lavoro che va cambiato. Finchè un’azienda cerca un’interprete (che lavorerà solo di telefono) maschio, perchè ci va meglio, non ci saranno pari opportunità. In un cantiere lo potrei capire (se parliamo di manovali, non certo di geometri!), ma ad un telefono non vedo, proprio quale sia la differenza. Se il mio non capire dove sia in questo caso la differenza è indizio di inferiorità, allora si sono inferiore!

Ma non credo proprio… 

 

Sospensione lezioni contro riforma Gelmini

Bravi complimenti!

Tutta la facoltà sospende le lezioni, TRANNE DUE PROFESSORI, COMPLIMENTI!

http://www.scienze.univr.it/fol/main?ent=avviso&dest=1&id=38019